Lo sviluppo e la crescita di ogni essere umano prevedono un rapporto armonico con l’ambiente esterno, tanto fisico, quanto sociale. Ciò prevede dunque la presenza di importanti figure di riferimento e relazioni significative nell’ambito della famiglia, del lavoro, degli amici.
A volte accade però che ciò non sia di facile gestione e la comunicazione, in particolare quella emotiva, viene spesso inibita. A lungo andare ciò porta a profonde ripercussioni sullo stato di salute, specie in presenza di situazioni e fatti assolutamente forti e traumatici.
Solo per fare un esempio, diversi studi hanno mostrato come i coniugi di persone morte per cause accidentali presentino con maggior frequenza disturbi di salute se nel periodo di lutto non hanno voluto o potuto comunicare ad altri le proprie emozioni che sono dunque rimaste represse e non hanno potuto essere rielaborate, rivissute, rievocate, “tirate fuori” .
Queste ricerche hanno dimostrato quanto sia importante l’attuarsi della comunicazione emotiva per preservarsi dagli effetti a lungo termine degli eventi traumatici. Ma chiaramente anche senza arrivare a tanto si è potuto porre l’accento sulla necessità di esteriorizzazione delle emozioni che a volte non è facile. E’ così che l’incapacità di molte persone a verbalizzare le proprie emozioni è collegabile all’origine di molti disturbi psicosomatici. E ciò va considerato come un’impossibilità di elaborazione delle emozioni.
E’ in questo contesto che si inserisce l’utilizzo delle artiterapie allo scopo di attuare un processo di studio approfondito del blocco, del problema, del trauma. La proposta è quella di usufruire di modalità dolci che fanno riferimento al linguaggio non verbale.
Le artiterapie, la musica, la danza, il movimento, la pittura, il collage, la manipolazione della creta, ma anche solo la scelta e la colorazione di uno specifico mandala, se tutti finalizzati allo scopo, possono aiutare nell’avvio di un percorso di comunicazione emotiva per avvicinarsi alla rivisitazione di una lacerazione della propria barriera protettiva. Queste modalità fungono dunque da stimoli che spesso si rivelano anche molto intensi, poiché attivano l’organismo e mobilitano tutte le energie disponibili per controbilanciare “l’urto” in arrivo della rivisitazione del blocco, del trauma, del problema che giace nascosto ma non risolto, superato. Durante il lavoro artistico lo scopo principale dell’organismo è quello di controllare e padroneggiare l’evento. Il controllo implica una forma di elaborazione e la possibilità di rappresentarla a se stessi e ad altri.
Il passo successivo è interpretare e vivere simbolicamente insieme ad altri il prodotto e gli stimoli avuti nel corso del processo artistico. Infine, con gli stimoli provenienti dall’ambiente ristretto all’ambito del gruppo arteterapeutico, si passa a porre le basi per un nuovo vivere, predisponendo in questo modo nei confronti dell’ambiente esterno un rapporto che cessa di essere traumatico.
Se invece non si avesse la possibilità di attuare una rielaborazione dell’evento problematico, questo potrebbe diventare traumatico per chi lo vive se ci si trovasse a non disporre di una sufficiente capacità di tolleranza del dolore mentale.
La modulazione dell’attività emozionale attraverso le artiterapie evita che l’esperienza emozionale si trasformi in trauma attivando efficaci meccanismi riparativi. La modulazione del dolore mentale è dunque requisito da raggiungere per l’instaurazione di rapporti positivi.. Le strategie che si attuano si riferiscono ad una valutazione successiva del contesto in cui lo stimolo viene a collocarsi. Con una “valutazione secondaria” la gestione di un’emozione pesante da tenere dentro di sé può portare alla soluzione dei problemi e delle difficoltà connesse con la risposta emozionale. |